Le frazioni
 
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CREVA
 

Da sempre aggregata a Luino, Creva fu, prima, frazione dalle caratteristiche marcatamente rurali, quindi, a partire dagli anni seguenti all’Unità politica italiana, serbatoio economico il più importante della città, per concentrazione industriale crescente. Nel 1870, infatti, entravano in esercizio i primi stabilimenti avviati dalla famiglia di origine svizzera Hussy, cui fecero seguito, nel tempo, filiali più o meno dirette della casa madre. Il borgo si ingrandì e ne nacque uno sporadico “villaggio industriale” che, ancora oggi, conserva in parte le caratteristiche impresse dal tumultuoso sviluppo cui fu soggetta nel rapido giro di pochi decenni. 

 

1. Stabilimenti Hussy (ora IMF). Via Turati

Delle vaste aggregazioni di fabbriche e officine della frazione (tutte dedicate alla produzione di filati, naturali e sintetici) restano, oggi, gli stabilimenti un tempo destinati a cotonificio. Sono stati sapientemente e attentamente recuperati dall’attuale proprietà, l’industria per Impianti Macchine e Fonderia (IMF) che, negli ultimi quarant’anni, si è avviata a notevole crescita, in Italia e all’estero. Sorvegliata dalle svettanti ciminiere, la palazzina d’ingresso alla ditta IMF è ancora quella eretta intorno al 1870 per ospitare uffici e amministrazione. Sul tetto, la campana, entro un piccolo campaniletto a vela, è ancora quella che dettava i ritmi della produzione d’un tempo, peraltro abbastanza serrati (i turni erano quasi di 12 ore; era uso fare ampio ricorso al lavoro minorile). Alle spalle, si allungano i capannoni della produzione (in parte ricostruiti secondo nuove esigenze) e si innalzano altre palazzine di servizio, erette tra la fine del XIX sec. e i primi decenni del XX sec. Per l’attento recupero delle testimonianze storiche e il creativo innesto di costruzioni e ambienti destinati alla nuova attività della fabbrica, il complesso Hussy-Imf rappresenta uno dei casi più significativi di recupero di archeologia industriale dell’alta provincia di Varese. In faccia all’ingresso della ditta, sull’altro lato della strada, alcune modeste costruzioni rappresentano il primo tentativo operato dalla famiglia Hussy, particolarmente attenta alle condizioni igieniche, sanitarie e sociali dei propri addetti, di dare alloggi adeguati agli operai e alle loro famiglie.

 

2. Ex molini di Creva. Via Turati / passerella per Voldomino

Alle spalle della ditta IMF, una piccola strada con accesso a monte dell’area dei gasometri (lungo via Turati), conduce nella valle del fiume Tresa, l’emissario unico del lago di Lugano che, poco prima di sfociare nel lago Maggiore (tra Luino e Germignaga), separa le frazioni di Creva e Voldomino con un ampio solco vallivo. Il fiume è scavalcabile grazie ad una passerella in ferro che conduce all’altra sponda, dove un sentiero permette la risalita a Voldomino Superiore. Il luogo è il migliore per contemplare l’imponenza degli stabilimenti eretti nell’ottocento: le torri che dalla quota del fiume s’innalzano fino al piano delle fabbriche, infatti, furono erette per ospitare gli alberi di trasmissione per l’energia meccanica, utile al funzionamento dei telati, ricavata da turbine e molini. Altri resti sono più antichi e rimandano a fornaci (per laterizi, da cui il nome della frazione: Creva, da *creta) esistenti già dal Seicento.
 
3. Diga di Creva. Via Turati / via Ponte di Ferro (strada per Ponte Tresa)
Oltre la ditta IMF si scorge la poderosa diga in cemento armato creata nel 1922 per fornire energia elettrica agli stabilimenti di Creva e per la città intera. La diga, una delle prime della provincia, sostituì quella già creata nel 1884 al medesimo scopo. Notevoli le palazzine di sevizio (nello stile dell’epoca) e vertiginoso è l’imbocco della presa d’acqua, sul lato verso monte.

 

4. Santuario di Creva (Nostra Signora di Lourdes). Via Moncucco

La chiesa fu innalzata per far fronte alle esigenze del sobborgo industriale. L’idea era venuta, per primo, al prevosto Tommaso Castiglioni, già nel 1895 e fu ripresa da Enrico Montonati, suo successore nella carica di prevosto di Luino. Un pellegrinaggio a Lourdes, nel 1901, gli ispirò l’acquisto di una statua dell’Immacolata, nel 1901. L’8 settembre 1904 Montonati benediva la posa della prima pietra. Il tempio fu consacrato nel 1911. Il progetto era stato fornito dall’architetto Vincenzo Morandi, autore, a Luino e dintorni, di buone palazzine e ville in corretto stile liberty. La chiesa, con slanciati campanili gemelli in facciata, fu, invece, caratterizzata da un mercato accenno neo-romanico, un poco stemperato dai completamenti seguiti nel tempo, in particolare negli Anni trenta del Novecento quando, a capo del cantiere, fu chiamato l’architetto Varesino Felice Pasquè. 

   
Per chi vuole sapere di più
Creva di Ieri, a c. del Circolo Felice Cavallotti, Creva di Luino (testi di Pierangelo Frigerio), Eurostampa, Luino 1985.
Pierangelo Frigerio, Storia di Luino e delle sue valli, ed. Macchione, Varese 2008.

 

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COLMEGNA

Il paese, raccolta in semicerchio sulla riva del lago, fu, per secoli, soggetto ad Agra, di cui rappresentava il naturale sbocco a lago. Dal 1954 entrò a far parte del perimetro amministrativo del Comune di Luino. Impreziosita di belle ville (vedi itinerari: In giro per la belle époque/2. Itinerario liberty; Le grandi ville di Luino), fu prescelta, alla fine del XIX sec., da alcuni artisti: Quinto Cenni (Imola, 1845 – Passirano, 1917) e il figlio Italo (Milano, 1875-1956; entrambi noti illustratori, in particolare di album militari), Angelo Cantù (Milano, 1881-1951) e Raffaele Casnedi. Il borgo vecchio si articola in due centri, entrambi di antica origine; l’uno, vicino al porticciolo, con pittoresca serie di case di pescatori; l’altro, un poco più a monte, attorno alla chiesa dedicata a Santa Caterina. Un giro per l’abitato è suggestivo per la scoperta di tracce di notevole antichità e per scorci tra portoni e viuzze. La ragnatela di stradine che s’inerpicano sul colle, tra orti e giardini, offre scenari e vedute sul centro lago, in un ambiente che, per esposizione e micro-clima, pare quasi di sapore mediterraneo.  
 
1. Casa Casneda. Via Casneda
Imponente edificio che s’innalza sul colle a dominio dell’abitato e del lago, caratteristico per la serie di due loggiati sovrapposti che percorrono per intero la facciata. Edificata intorno alla metà del XVII sec., la casa fu per secoli residenza della famiglia Casnedi, originaria dei luoghi. Vi soggiornò a lungo il pittore Raffaele Casnedi (Dumenza, 1822-1892), di qualche fama a Milano nella seconda metà del XIX sec. per la posizione occupata all’interno dell’Accademia di Brera e per aver fornito i cartoni per la decorazione (poi eseguita a mosaico) dell’Ottagono nella Galleria Vittorio Emanuele, in piazza Duomo. Sua anche la decorazione della volta nella saletta reale della vecchia stazione centrale di Milano.

 
2. Chiesa di Santa Caterina. Via Bertoni

Sul sagrato rivolto al lago, la piccola chiesetta è frutto della pervicace azione degli abitanti del borgo, intenti a rendersi autonomi, nello spirituale, dal capoluogo di Agra. La sospirata indipendenza fu concessa nel corso del XVI sec. In contemporanea si diede mano alla costruzione dell’edificio sacro, completato nel corso dei due secoli successivi e dotato, nel XVIII sec., dell’attuale facciata. L’interno, ad unica navata, conserva dipinti di qualche pregio, frutto anche di lasciti di villeggianti d’origine milanese, già presenza stabile nel luogo durante il Seicento. Uno di questi (Lo sposalizio di nostro Signore con santa Caterina) fu ammirato dal card. Giuseppe Pozzobonelli durante una visita pastorale, nel 1748, e fu da lui attribuito alla bottega dei Procaccini. Nei pressi della sacrestia una lapide ricorda un altro villeggiante, l’inglese Sir Henry Lloyd Winne che, presa in affitto la villa Huber sul lungolago, morì a Colmegna nel 1874 e fu sepolto nel piccolo cimitero della frazione. Winne era capitano della guardia privata di sua maestà la regina d’Inghilterra. 

Per chi vuole sapere di più
Anna Pedroli Piazza, Emilio Rossi, Colmegna. Ripercorrendo gli antichi approdi, Macchione editore, Varese 2000. 
Pierangelo Frigerio, Storia di Luino e delle sue valli, ed. Macchione, Varese 2008.

 

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VOLDOMINO
Voldomino, ossia «Volto di dio».

Con questa licenza poetica all’etimologia ufficiale (Voldomino deriva da *guado, sul fiume Margorabbia che scorre ai piedi dell’abitato) Vittorio Sereni intendeva sottolineare la singolare aurea che circonda l’abitato, da sempre ritenuto origine prima e più antica dei luoghi, di tutti i luoghi che compongono oggi il variegato quadro degli insediamenti presenti nel perimetro del comune di Luino. Una Voldomino antica è quella che è emersa, del resto, anche dagli studi: la sua parrocchiale era già a tre navate in epoca carolingia, quando a Luino (capoluogo) non esisteva, forse, neppure un edificio sacro; poco distante, una casa anonima ha svelato qualità e strutture di torre, rialzata pure un età carolingia, ma su basamento da far risalire, addirittura, al V sec. dopo Cristo. Voldomino odierna è suddivisa, a sua volta, in due abitati: Inferiore, presso la confluenza del fiume Margorabbia con il fiume Tresa e un tempo chiamato, semplicemente, Molini; Superiore, ossia il nucleo antico. I due abitati costituivano il comune di Voldomino, soppresso nel 1928 e aggregato a Luino.

   
1. Chiesa di Santa Maria Assunta e torre “la Fuga” (oggi campanile). Piazza Piave

Le antiche origini della chiesa parrocchiale di Voldomino Superiore furono svelate da recenti scavi. Sotto il pavimento, infatti, è emersa la fondazione di una chiesa a tre navate, ciascuna conclusa da tre absidi di uguale dimensione, secondo un modello carolingio derivato dagli esempi ancora presenti nelle valli retiche della vicina Svizzera. La chiesa aveva orientamento opposto all’attuale, ossia con ingesso rivolto alla valle e non dall’odierna pizza. Questo impianto fu modificato nel corso dei secoli. Nel XVII sec. la chiesa ebbe nuove dimensioni e nuova facciata, ancora in parte visibile girando alle spalle del fabbricato. Nel 1875-1879 si giunse all’edificio odierno, rivolto alla piazza dell’ingrandito paese. All’interno, affreschi decorativi settecenteschi in parte recentemente recuperati. L’organo fu istallato nel 1805. A destra della chiesa, un vicolo (v.lo Canonica) conduce alla base del campanile; ne è stata riconosciuta l’origine civile, ossia di torre riferibile ad una domus castellata dotata, forse, di terrazzi merlati. La denominazione, la Fuga, derivava dalla possibilità di ritrovarsi un rifugio protetto e sicuro.

     
2. Torre Claudia. Via Martiri di Voldomino/Via San Biagio

Si deve ad un architetto e storico attento, Sandro Mazza, l’individuazione di una seconda torre, ben più antica, in angolo tra le attuali vie Martiri di Voldomino e San Biagio. La facciata su via Martiri di Voldomino è ben visibile: sopra un basamento possente, si eleva un ininterrotto piano verticale scandito da lesene salienti sino al tetto. Questo fu l’indizio per collocare la parte terminale del fabbricato ad epoca carolingia o tardo carolingia. La base, per fattura di murature e impianto, sarebbe invece più antica, risalente al V-VI sec. d. C. Si trattava, in origine, di una vera e propria porta d’accesso ad un castrum, ossia apprestamento difensivo effettivamente allestito in quei secoli bui per far fronte all’incalzare delle invasioni barbariche. La denominazione (Torre Claudia) è stata deliberatamente associata al fabbricato durante gli studi.


3. Chiesa di San Biagio. Via San Biagio.

Poco a valle della Torre Claudia, la piccola chiesetta di San Biagio conserva preziose testimonianze dipinte. All’esterno, il fabbricato è semplice, con facciate simmetriche, verso monte e verso valle, caratterizzate da una finestra centrale ‘a serliana’. L’origine è antica, ma, all’interno, gli affreschi sono databili agli inizi del Cinquecento. Furono scoperti negli Anni sessanta del Novecento, e subito restaurati. Un gigantesco San Cristoforo simboleggia il ruolo di sentinella e guado sul fiume Tresa svolto, nei secoli, da Voldomino. La Madonna di Loreto reca ancora la data di esecuzione e la firma dell’autore: 1503 die 9 iunii / Gulielmus de Monteg(ri)no pin(x)it. A questo allora ignoto pittore furono, nei decenni successivi, associate molte opere, a partire da una grande Crocifissione, presente nella chiesa parrocchiale di Brissago Valtravaglia, per la quale fu possibile, persino, recuperare il contratto stipulato nel 1513. La tela sull’altre maggiore, Madonna e angeli, è opera di buona bottega del Seicento. 

     
4. Ex “conventino”. Via della Chiesa.

Coinvolge “nobili” e “magnati” di Voldomino la truce vicenda riguardante un monastero femminile esistente nel cuore dell’abitato durante il Quattrocento. Una cronaca del 1473 documenta i fatti: «c’era quivi un monastero di monache e, come si racconta, uno dei magnati […] usò violenza su alcune di loro; poiché le monache non tollerarono e deprecarono le violenze commesso per innata, perfidia superbia e per nequizia, quei nobili ne mandarono due al rogo». Ritornate «al mondo», le monache (la badessa in testa) intercedettero presso il papa n Roma per far cadere interdetto e scomunica su tutto l’abitato di Voldomino. Da qui la delegazione che, nel 1473, si recava a Roma per cercare di levare «presenti e futuri» voldominesi «da ogni peso di scomunica e maledizione altre volte inflitte ai loro antecessori». Resti del convento (un porticato terreno con colonne risalenti alla fine del XV sec.) si ammirano entrando sotto il “voltone” che da piazza Piave immette nella via della Chiesa. 

 

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BIVIGLIONE

Biviglione è, tuttora, la più suggestiva frazione rurale di Luino. A lungo sottoposta a Voldomino, l’abitato, disposto su un fertile pianoro a dominio della valle del fiume Tresa, da un lato, e dal lago, dall’altro, conserva, infatti, intatti i caratteri d’un tempo, compreso il cimitero che ancora attornia la medievale chiesetta, caso rarissimo per lo spostamento di tutti i luoghi di sepoltura imposto dalle leggi austriache e napoleoniche tra la fine del Settecento e gli inizi del XIX sec.

Chiesa di San Quirico

Biviglione fu, probabilmente, una piccola corte medievale dotata dai signori di una chiesetta. Questa, infatti, sotto il titolo di San Quirico e Giulitta, ricorre nei primi inventari medievali ambrosiani. È, però, più antica dei primi documenti che ne testimoniano l’esistenza: il campanile risale al XI sec. Si caratterizza per l’alta cuspide e la successione di bifore, sopravvissuta solo sul lato est. La chiesa fu ricostruita nel ’600, ma le dimensioni sono quelle antiche. La pala d’altare fu donata nel 1650, ingenua opera di bottega locale. Il cimitero tutto intorno, cinto da muretto, avrebbe lenito le lamentele del Foscolo che, nei Sepolcri, tanto deplorò l’allontanamento delle sepolture dei cari defunti dal cuore degli abitati, secondo quanto le leggi d’allora andavano (e definitivamente) stabilendo. 

  
Per chi vuole sapere di più
(su Voldomino e Biviglione)

Da Voldomino, in amicizia: “Mangia come parli”. Un prontuario di ricette tradizionali e moderne suggerito dalla Terza età, a c. di Aldo Mongodi, Nastro & Nastro, Germignaga 1994.
Pierangelo Frigerio, Storia di Luino e delle sue valli, ed. Macchione, Varese 2008.
Pierangelo Frigerio, Voldomino. Il volto dell’uomo, Francesco Nastro, Germignaga 2007.