Il mercato
 

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La piazza del famoso mercato di Luino

Di sicuramente intramontabile c’è a Luino il mercato dei mercoledì»: parola di Vittorio Sereni. È il vanto turistico della città ed è detto il ‘mercatone’. Certo, non occupa più di fascino pittoresco le antiche contrade del paese vecchio, ma ancora in parte si estende nella piazza a lago dove nacque quasi cinque secoli or sono (oggi piazza Libertà) e da dove s’irradia ad occupare le vie centrali della città. La concessione è augusta, per mano dell’imperatore del Sacro Romano Impero, Carlo V, prima (1541) a settimane alterne con Maccagno, poi (1543) ogni mercoledì. Ma la fama, la non trascurabile fama di cui gode, gli deriva da un passaparola fra i turisti che ne ha accresciuto iperbolicamente l’immagine: il più grande d’Europa; il più famoso; etc. Non è neppure il più antico del Verbano; né era il più importante, se ancora nel ’700 il governo (allora dominavano gli Austriaci) aveva inizialmente preferito Laveno (più centrale al lago) per il lucroso commercio delle granaglie. 
Lo confessiamo, dunque: non si conosce il motivo di tanta rinomanza, ma ne siamo lieti. Perché, come ricordava Sereni, in «quel fatidico mercoledì il paese si trasforma, la pletora di tralicci, bancarelle, pulmini lo ricopre per intero. È come se Luino si dilatasse in estensione e in frastuono». E quando ‘si smonta’, a fine giornata, le vie assumono «quell’aria di amarezza e di vuoto che accompagna la fine di ogni festa». Una festa, certamente, era ancora nel 1903, quando una guida turistica ricordava come al mercato «più popoloso e pittoresco del lago» si riunivano «gli abitanti viciniori delle valli, nei loro svariati costumi».
Sereni e Piero Chiara si spesero per dare adeguata pubblicità alla fiera. Chiara le dedicò un libro nel 1980 che vanta traduzioni in diverse lingue straniere: Le avventure di Pierino al mercato di Luino. Veniamo così a conoscere dalla sua penna come s’animava la piazza quasi un secolo fa: «Al mercato […] convenivano […] imbroglioni, ciarlatani e mercanti d’ogni sorte. I venditori di pollame, formaggio, frutta e verdura, […] borse, scampoli, scarpe, chincaglierie, ombrelli, sementi, granaglie […] si spargevano per le strade del paese. Qua e là […] trovavano posto giocolieri, acrobati, mangiafuoco». La descrizione era veritiera, trovando riscontro in una mappa con la disposizione allineata dei banchi sulla piazza a lago del 1880: granaglie (alla fine Luino la spuntò su Laveno), sarti, cappellai, calzolai, fabbri, formaggiai, fruttivendoli e apposito «sito destinato pei prestigiatori, saltimbanchi e altri simili girovaghi». E così sarà stato sin dagli esordi, secoli prima.   
Una guida del 1871 tracciava un quadro lusinghiero: «il mercato […] crebbe d’importanza per la maggiore frequentazione degli Svizzeri a provvedervi i vini e le granaglie» smerciate dalla sponda piemontese del lago. Un’edizione del 1858 si limitava a ricordare, invece, che il «fiorente mercato» si svolgeva ancora e solo «per maggior comodo» delle valli convergenti a Luino. V’è da concludere che l’unità politica nazionale contribuì a far cadere dazi secolari tra le rive opposte del Verbano, piemontese, lombarda ed elvetica, ad attirare gli Svizzeri nel centro più grande loro vicino e a marcare lo scarto con le fiere concorrenti sul lago. Aiutarono, inoltre, le stampe prodotte dai vedutisti di professione e diffuse in tutta Europa (una fu allegata ad un popolare quotidiano londinese nel 1859), che ritrassero la località nel dì della rassegna, con ambientazioni di indubbio sapore folcloristico. 
La prossimità con la Svizzera (ben collegata col treno) ha rappresentato, dal Secondo Dopoguerra, un ulteriore presupposto di crescita; il franco svizzero, da sempre ‘moneta forte’, ha fatto il resto. Ecco il commento tratto da una pagina del Thurgauer Zeitung in circolazione nel Canton Turgovia nel giugno del 1959: «L’occhio del turista può ammirare, se mercoledì, un completo e affollato mercato ricco di ogni varietà di merci e le parlate che si odono […] sono […] quelle di svizzeri, belgi, olandesi e tedeschi». 
Qualcuno ricorda treni speciali da Monaco di Baviera nei passati Anni ’80. I numeri estivi rappresentano ancora i picchi del turismo locale: oltre 6.000 arrivi ogni mercoledì.  
Alla popolarità del Markt in Luino sarà forse d’ausilio lo sfondo del lago e una certa e fascinosa tradizione.

The square of the famous Luino market
«What is surely everlasting in Luino is the market on Wednesday»: word of Vittorio Sereni. It is the town’s tourist pride and it is called the ‘big market’. Of course, it no longer fills the ancient lanes of the old city with its picturesque charm, but it still extends from the square by the lake where it was born almost five centuries ago (currently Piazza Libertà) radiating over the central streets of the town. The concession is Augustan, granted by the Holy Roman Empire Emperor, Charles V, at first (1541) on alternate weeks with Maccagno, then (1543) every Wednesday. But its fame, the quite remarkable fame it enjoys, derives from the tourists’ word of mouth, which has hyperbolically broadened its image: the greatest in Europe, the most famous, etc. Neither is it the most ancient of Verbano, nor was it the most important, if still in the 18th century the government (at that time the area was ruled by the Austrians) had initially preferred Laveno (more central to the lake) for the profitable corn trade.
So we’ve got to admit it: the reason for such repute is unknown, but we are glad about it.
Because, as Sereni used to say, «on that fatidic Wednesday the town is transformed, the profusion of trellises, stalls, vans entirely covers it. It’s as if Luino dilated in extension and in noise». And when ‘they pack up’ at the end of the day, the streets assume «that  atmosphere of bitterness and emptiness that accompanies every end of a feast». Sure, it was still a feast in 1903, when a tourist guide recalled how «the neighbouring inhabitants of the valleys, in their manifold costumes» used to meet in the «most populous and picturesque market of the lake ». 
Sereni and Chiara strove to publicize the fair adequately. In 1980 Chiara dedicated to the market a book which boasts translations in various foreign languages: The adventures of Pierino in the Luino market. Thus we become acquainted with the way the square used to bustle with life almost one century ago: «All sorts of tricksters, charlatans, and traders […] gathered in the market […]. Dealers of poultry, cheese, fruit and vegetables, […] bags, odds and ends, shoes, trinkets, umbrellas, seeds, corn […] scattered over the streets of the town. Here and there […] jugglers, acrobats, fire eaters found a place». This description was truthful, confirmed by a map which shows the alignment of the stalls in the square by the lake in 1880: corn dealers, hatters, shoemakers, blacksmiths, cheese sellers, grocers and a special «site assigned to the conjurers, acrobats and other similar itinerants». It’s likely to have been like this since its birth, centuries before.  
An 1871 guide depicted a flattering scenario: «the market […] grew in importance for the greater attendance by the Swiss owing to the wine and corn coming from the Piedmont side of Lake Maggiore. An edition of 1858 reported, instead, that the «thriving market» was held still and merely for the «greater convenience» of the valleys converging in Luino. It is to be finally said that the national political unity contributed to cause the abolition of the secular taxes between the opposite sides of the lake, Piedmont Lombardy and Switzerland, to entice the Swiss into the greater town near them and to have some margin over the competing markets on the lake. The prints too, made by the professional landscape printmakers and diffused all over Europe (one was enclosed in a popular daily newspaper of London in 1859), which portrayed the town in the day the market was held, offered a valuable contribution, with their patently folkloristic settings. 
The proximity to Switzerland (well connected by rail) represented, since the aftermath of World War Two, a further condition for growth: the Swiss Franc, an ‘ever strong currency’ did the rest. Here is the comment excerpted from a page of the Thurgauer Zeitung which circulated in Canton Turgovia in June 1959: «The eye of the tourist can admire, if it’s Wednesday, a complete and bustling market rich in every variety of goods and the idioms which may be heard […] are […] those of Swiss, Belgian, Dutch and German». Someone remembers special trains from Munich in the 80s. The summer figures still represent the peaks for local tourism: 6.000 arrivals every Wednesday.
The popularity of Market in Luino is possibly spurred by the lake background and a fascinating tradition as well.

 

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