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Quadro generale di riferimento

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Comune di Luino Piano di Indirizzo strategico  Quadro generale di riferimento


Quadro generale di riferimento

 

Il nuovo approccio alla pianificazione urbanistica, fatto proprio dalla legge quadro regionale 12/05, ha modificato più che sostanzialmente il concetto classico di pianificazione, delineatosi sin dalla legge urbanistica del 1942.

Al piano basato sulla zonizzazione di stampo razionalista officiata da Le Corbusier nella Carta di Atene del 1933 e fatta propria dalla legge urbanistica del 1942 si è via via sostituito un concetto di pianificazione partecipata e sempre meno dirigista, in cui il ruolo del pianificatore non è più puramente demiurgico, ma assurge ad arbitro in grado di interpretare le nuove spinte non sempre sinergiche provenienti dagli attori della città. Un delicato ruolo di sintesi, i cui indirizzi generali sono stati così delineati dalla stessa Regione Lombardia in uno dei documenti che hanno accompagnato la nascita e l’evoluzione della legge 12:

 

 

l’univocità delle strategie attraverso l’articolazione di un piano che, nelle sue tre componenti, intende essere strumento di regia delle politiche e azioni settoriali ed avere natura strategica ed, insieme, operativa;
il piano come processo in continua evoluzione, che deve generare un percorso circolare e continuo di perfezionamento ed arricchimento dello stesso, anche attraverso l’allestimento di un programma di monitoraggio (per la sua attuazione e gestione) che renda possibile l’adeguamento del piano al mutare delle situazioni e delle condizioni socio-economiche e territoriali;
il piano come programma legato ad un arco temporale stabilito ed alla definizione delle risorse necessarie alla sua attuazione;
la sostenibilità socio-economica ed ambientale delle scelte che deve essere perseguita attraverso un processo di interrelazione continua e trasversale tra le valutazioni paesaggistiche ed ambientali ed il percorso di definizione ed aggiornamento delle strategie di pianificazione;
la condivisione delle conoscenze, attraverso la creazione di un sistema di conoscenze multidisciplinari del territorio integrate nel Sistema Informativo Territoriale quale fonte principale e condivisa delle analisi ed elaborazioni a supporto della gestione del territorio; delle strategie, attraverso la strutturazione sistematica ed organizzata di momenti partecipativi e la raccolta di proposte di tutti i soggetti che interagiscono sul territorio; del processo realizzativo, attraverso un’informazione completa e trasparente che permetta al cittadino comune, come ai diversi attori sociali di svolgere un ruolo costruttivo e di dare un contributo propositivo prima, e di interrogare il piano nei suoi propositi e di verificarlo negli effetti prodotti successivamente;
la responsabilità di concorrere alla costruzione della “visione” e degli scenari di sviluppo territoriali di scala più ampia; di realizzare azioni per attuare obiettivi e strategie comuni sia nel contesto territoriale locale sia in quello di maggior scala; di proporre strategie differenti da quelle elaborate a scala maggiore, all’interno di un nuovo contesto di collaborazioni interistituzionali, non più gerarchico ma dialettico, nel quale alla Regione spetta emanare atti di indirizzo e di orientamento della programmazione e pianificazione territoriale locale, e nel quale la Provincia si propone come il soggetto istituzionale di riferimento per la governance dei sistemi locali;
 
la legittimazione dei meccanismi perequativi e compensativi, finanziari ed ambientali, nonché di incentivazione urbanistica quali strumenti utili al raggiungimento di più elevati livelli di condivisione sociale delle scelte, di sostenibilità economica ed ambientale degli interventi nonché di opportunità di attuazione di azioni di riqualificazione e valorizzazione paesaggistica della città e del territorio e di miglioramento della qualità dei luoghi dell’abitare.
 

 

In questo quadro, non è un caso che nel disegno del legislatore lombardo l’iter della pianificazione (delineato dall’articolo 13) assuma un ruolo centrale, non più soltanto di rilievo procedimentale, ma di merito sostanziale sui contenuti del piano. Elemento che contribuisce a fornire al piano caratteristiche sempre più “partecipate”, in cui i programmi di governo del soggetto pianificatore devono tendere a fondersi con le visioni dei portatori di interesse (i c.d. stakeholders).

 

Nel caso del comune di Luino, tra la definizione delle linee strategiche del documento di piano (pubblicate sul sito istituzionale sin dal 27 maggio 2009) e la sua prossima adozione è intervenuto il cambio di amministrazione.

Ciò pone una serie di questioni. E’ noto, infatti, che l’attività amministrativa di un ente locale opera secondo un continuum, rimanendo prive di rilevanza giuridica tutte le vicende politiche in cui quell’ente locale è coinvolto, tra cui anche i normali avvicendamenti dovuti a consultazioni elettorali.

Ciononostante, la rappresentatività della comunità stanziata sul proprio territorio che permea ogni amministrazione locale, fa sì che l’attività di comuni e province sia improntata al perseguimento del programma di governo dell’amministrazione in carica. Il nesso indissolubile tra corpo elettorale e rappresentanti politici, fa sì che l’azione di un ente locale territoriale, pur essendo costantemente rivolta al perseguimento del pubblico interesse, sia – per sua natura – politicamente orientata. In altre parole, se da una parte l’azione amministrativa non può prescindere dal perseguimento dell’interesse pubblico (con la conseguenza che un provvedimento rivolto in altre direzioni risulterebbe affetto di illegittimità), dall’altra quello stesso interesse pubblico è legittimamente declinato attraverso la visione politico-strategica di cui ogni amministrazione è portatrice. E che viene solitamente codificata nel programma di governo.

 

In questo quadro, si pone la questione, estremamente delicata, di raccordare il programma di governo presentato al consiglio comunale il 19 aprile 2010 con la bozza di documento di piano commissionato dall’amministrazione precedente e pubblicato sul sito istituzionale dell’ente dal maggio 2009. Un’importante azione di collegamento che dovrà permettere all’amministrazione di presentare al consiglio comunale un piano di governo che sia espressione dell’attuale articolazione dell’organo consiliare e che amalgami le istanze degli stakeholders con le strategie di governo dell’ente.

 

Su questo punto la Regione è chiara: “un piano come processoin continua evoluzione, che deve generare un percorso circolare e continuo di perfezionamento ed arricchimento dello stesso, anche attraverso l’allestimento di un programma di monitoraggio (per la sua attuazione e gestione) che renda possibile l’adeguamento del piano al mutare delle situazioni e delle condizioni socio-economiche e territoriali. Se ciò trova applicazione ai piani già vigenti, a maggior ragione per quelli in itinere.

 

In quest’ottica, l’amministrazione ha già intrapreso delle audizioni pubbliche con la popolazione e, più in generale, con i soggetti portatori di interessi diffusi, nel corso dei quali sono emerse varie sensibilità sull’interpretazione della città pubblica. Un processo partecipativo virtuoso che sarebbe rimasto probabilmente incompiuto senza il coinvolgimento del consiglio comunale quale organo istituzionalmente rappresentativo della collettività locale e che, in tutte le sue componenti, riproduce il tessuto sociale della città.

In altre parole, è emersa la necessità di fornire sia alla popolazione che a chi dovrà redigere la bozza definitiva degli strumenti di pianificazione (e, in particolar modo, del documento di piano e del piano dei servizi) non solo il report delle audizioni pubbliche, ma anche un atto di indirizzo strategico sul tema della città pubblica, cioè sulla destinazione e la fruizione degli spazi comuni.

In tale contesto, si è rilevata la necessità di pervenire alla condivisione dei contenuti in materia di politica urbana e territoriale proprio a partire dal ruolo e dal significato di spazi, luoghi e attrezzature pubbliche e quindi di formulare una prima proposta di indirizzo dell’Amministrazione, le cui indicazioni possano fornire contenuti e temi rispetto cui innescare il dibattito su strategie, obiettivi, azioni e modalità attuative del PGT, con tutte le componenti sociali ed economiche della città, e più in generale con i cittadini.

Un piano di indirizzo strategico che, non fosse per la sua settorialità, potrebbe essere assimilato al piano generale di sviluppo tratteggiato dall’articolo 165, comma 7, del Tuel, ma che risponde pienamente ai contenuti della pianificazione strategica, intesa come “conversione delle idee contenute nel programma amministrativo in obiettivi strategici”.

Un piano di indirizzo strategico con l’ambizione di tratteggiare un disegno collettivo attraverso il quale orientare le traiettorie del cambiamento e le trasformazioni concrete della città verso un orizzonte di lungo periodo. Un piano di indirizzo strategico non è, da questo punto di vista, il piano del Comune: è il piano della città, che nasce dalla sintesi delle esigenze che a vario titolo sono state intercettate, dai contributi di concertazione, dal confronto. E’, in breve, il punto di convergenza più avanzato possibile di una prospettiva di crescita, una costruzione sociale, il tentativo di attualizzare le proprie potenzialità inespresse, le proprie autentiche vocazioni.

 

In termini sostanziali, il presente documento si prefigge quindi di veicolare le linee programmatiche di mandato relative all’assetto della città pubblica, presentate al consiglio il 19 aprile 2010, dalle quali si evince per gli aspetti di politica territoriale, tra l’altro:

-        incentivazione allo sviluppo dinamico della città, adottando un metodo di lavoro partecipato e trasparente;

-        organizzazione del lungolago nel suo insieme da Colmegna a Germignaga con la creazione di una passeggiata senza soluzione di continuità;

-        promuovere un eventuale ponte ciclopedonale sul Tresa al fine di creare, con il parco del Boschetto di Germignaga il parco intercomunale più grande del Verbano;

-        per il parco a lago promozione di una proposta che possa attenuare il negativo impatto ambientale della struttura ;

-        completare le strutture portuali esistenti eventualmente realizzando un nuovo porto per soddisfare le domande pregresse;

-        intercettare l’occasione expo per promuovere Luino come scalo di una idrovia interregionale;

-        Palazzo Verbania come centro propulsore delle politiche culturali e turistiche di un’area di dimensione internazionale; questo facendo convergere le strategie delle istituzioni superiori;

-        Migliorare la mobilità per rendere competitivo il territorio “approfittando” della attenzione posta dalle istituzioni e dagli attori specifici del settore in ordine all’expo;

verso i contenuti attraverso cui prenderanno forma il documento di piano e il piano dei servizi, attraendo a sé anche i contributi emersi nel corso degli audit pubblici tenutisi nell’ultimo scorcio del 2010.